Non solo orzo per la Birra Contadina® Cascina Motta: le terre della Pianura Padana sono, infatti, da sempre vocate alla cerealicoltura e capaci di ospitare differenti specie. Una fortuna ed una risorsa troppo preziosa da sottovalutare.

Per questo, nei nostri appezzamenti trovano spazio su superfici limitate o ad anni alterni anche i cereali minori per la produzione brassicola: segale, frumento tenero, avena e mais.

L’individuazione delle varietà è stato il primo passo, quello più difficile.

 

 

Per il frumento tenero, dopo una fase di sperimentazione biennale, abbiamo individuato una buona cultivar tipicamente impiegata nell’industria birraria e biscottiera, che garantisce limitati tenori proteici ed una granella di buon calibro.

Per la segale e l’avena abbiamo voluto riscoprire alcune due varietà, che si caratterizzano per l’elevatissima taglia: le piante superano, infatti, i 2 metri di altezza. Si tratta di varietà rustiche, capaci di adattarsi anche ad andamenti stagionali avversi e sopraffare le malerbe. Unico inconveniente la difficoltà di trebbiatura, perché le moderne mietitrebbiatrici non sono progettate per la raccolta di cereali dalla così poderosa stazza. Questa ultima fase, quindi, richiede un’attenzione particolare.

Frumento, segale ed avena sono cereali vernini, quindi, la modalità di coltivazione segue le medesime tempistiche e pratiche attuate per la coltivazione dell’orzo distico.

 

 

Dal 2018 è stato portato in coltivazione anche il mais, con l’intento di sperimentarlo nella produzione di Birra contadina®. In particolare, si è puntato sul recupero dell’antica e nobile varietà Pignolét, a 8 file, impiegata nel passato come alimento base per la produzione di farina da polenta. Si tratta di una cultivar resistente e poco esigente, capace di adattarsi anche a climi di collina e con scarse dotazioni irrigue, ma soprattutto in grado di contrastare naturalmente i principali parassiti dei moderni ibridi di mais, tra cui la piralide. A differenza degli altri cereali, il mais è un cereale a semina primaverile, che conclude il proprio ciclo produttivo a settembre inoltrato. La peculiarità della gestione è l’intervento ripetuto per difendere la pianta dalle malerbe, mediante l’utilizzo di sarchiatrice meccanica.

 

 

Per il futuro l’attenzione si focalizzerà sempre più verso la riscoperta delle vecchie varietà e delle cultivar della tradizione: un patrimonio di biodiversità e sapere contadino oggi purtroppo sottovalutato e dimenticato, ma attraverso il quale si può riscoprire una grande ricchezza etica, storica, biologica e nutrizionale.