12 ettari di terreno nel cuore della Pianura Padana, una vera e propria oasi dedicata all’agricoltura biologica, dove la bellezza della natura incontaminata e preservata dallo sfruttamento, incontra l’eleganza dell’essenzialità contadina ed il fascino della storia.
Oggi, in questo contesto quasi fossilizzato in un’epoca trascorsa, gli orzi distici, i cereali minori ed i luppoli trovano un ambiente perfetto per crescere e produrre “il buono e il giusto”, secondo i primordiali ritmi della natura e dell’uomo, senza fretta, senza forzature. Un concetto che esalta la conoscenza tecnica e scientifica più moderna e la sapienza di anni di esperienza nel settore. Un traguardo a cui si è giunti dopo una decina di anni di sperimentazioni: dal 2009 il triennio di conversione della superficie aziendale alla coltivazione in regime di agricoltura biologica, a cui si è affiancata la sperimentazione delle varietà di orzo distico. Un passaggio non facile, che ha richiesto la verifica di oltre 10 varietà di orzo, in semina primaverile ed autunnale. Quindi tre anni dedicati alla messa a punto del sistema colturale rispetto alla necessità di ottenere buon orzo da malto (con parametri tecnologici esattamente opposti a quelli perseguiti in precedenza), l’individuazione delle colture miglioratrici più idonee per le successioni ai cereali, fino alla autoproduzione completa del materiale di propagazione.

Oggi vengono coltivate tre varietà principali: Tazio, Bastille e Concerto. A differenza di ciò che avviene per la maggior parte dei cerealicoltori, la nostra scelta è di non comprare più alcun fattore della produzione da terzi, eccetto per il primo impiego, in modo da poter garantire una filiera birraria 100% aziendale, sotto il controllo e la responsabilità diretta di chi produce. Oggi, infatti, per la coltivazione degli orzi distici si ricorre solo alla tecnica della minima lavorazione, interrando i residui vegetali delle colture miglioratrici e delle trebbie di birra, rifuggendo l’aratura e l’uso di qualsiasi fertilizzante che determinerebbe maggiore stress a carico del terreno. La semina prevede esclusivamente l’uso dei semi di orzo provenienti dal raccolto precedente, opportunamente vagliati e selezionati, in modo da garantire anno dopo anno l’impiego di piante con caratteristiche genetiche sempre più adattate all’ambiente in cui vengono coltivate. Dalla semina fino alla raccolta si interviene solo più andando ad eradicare manualmente le erbe infestanti che potrebbero contaminare la granella al momento della trebbiatura. Nove mesi che separano la semina alla raccolta, in cui il piccolo germe dell’orzo si trasforma a dare lunghe spighe ricurve, con lunghe reste, il cui colore ricorda già in campo quello della futura bevanda a cui darà vita.


A fianco degli appezzamenti di orzo trovano spazio ad anni alterni le colture del frumento tenero, del riso e della segale, anch’essi impiegati come materie prime di alcune birre, seppur in quantità limitata. Anche per queste piante si seguono le medesime modalità di coltivazione descritte per gli orzi, ponendo sempre in primis l’attenzione alla qualità ed al rispetto dell’ambiente e del consumatore.

La conservazione delle cariossidi, sottoposte ad un attento processo di pulitura e selezione immediatamente dopo la trebbiatura, avviene in silos saturati con gas alimentari naturali inerti (anidride carbonica ed azoto), in modo da garantirne la perfetta conservazione senza l’impiego di antiparassitari e fumiganti fino al momento della brassatura.

Un orto umido prospiciente la strada di ingresso e raffrescato dalla Roggia riale che ne segna il confine fino al ponticello che conduce in cascina, accoglie gli ospiti con le lunghe fronde del luppolo, che nel mese di agosto e settembre inebriano l’aria con le essenze più intense dei coni. Anche se la sperimentazione della coltivazione delle piante di luppolo è stata avviata solo nel 2015, i primi raccolti hanno dato risultati ampiamento soddisfacenti per qualità e quantità per alcune varietà continentali ed esotiche. Ad oggi trovano coltivazione circa 300 piante suddivise tra 7 varietà nobili da amaro e da aroma: Cascade, Taurus, Chinook, Magnum, Perle, Saaz, Hersbrucker.

Sorprendentemente grazie ad una ricerca condotta proprio lungo gli argini del fiume Po e dei canali di irrigazione sono state portate in coltura anche le prime piante di accezioni autoctone selvatiche, delle quali sono in corso le valutazioni delle peculiarità tecnologiche, con la speranza di selezionare varietà idonee all’uso in cotta o dry hopping. Anche per la gestione del luppolo si ricorre ai metodi più rispettosi della pianta e dell’ambiente: inerbimento dei filari, irrigazione a goccia per limitare il consumo idrico e l’insorgenza di patologie fungine a carico della pianta, ricorso agli organismi antagonisti a difesa degli attualmente rari patogeni aggressori. I coni, una volta raccolta, vengono rapidamente essiccati a temperature dolci (35°C), e conservati sottovuoto ed in freezer, in modo da garantire la massima preservazione delle componenti chimiche della luppolina, così preziosa per aromi e sapore.