Una antica cascina di epoca napoleonica, con l’imponente villa padronale all’ingresso, che ha visto il susseguirsi della storia dell’agricoltura e che ne porta ancora evidenti le tracce: i filari di gelsi secolari per la produzione della seta, il fienile soppalcato per l’essicazione del tabacco, l’antica stalla per l’allevamento dei bovini di razza piemontese, usati allora per lavoro nei campi, il piccolo vigneto per soddisfare la sete dei fattori di un tempo, con piante centenarie alcune delle quali di varietà dimenticate nella memoria degli anziani.
Una casa che è stata ed è tutt’oggi un punto di riferimento per la comunità salese: tutti i paesani sapevano e conoscono dove è ubicata, a questa èintitolata la via che dalla piazza centrale del paese porta al suo viale d’ingresso (Strada della Motta), sui pilastri che reggono il pesante cancello in ferro battuto una vistosa targa marmorea associa il nome della cascina a quella del suo paese. In primavera il glicine accoglie gli ospiti con la sua regale e delicata essenza.
Un edificio che potrebbe raccontare molte storie e la vita di molte persone: dai ricchi proprietari di un tempo, la “dinastia” dei Farmacisti Maina, agli ospiti illustri di Torino, alle fatiche dei mezzadri e dei braccianti che hanno sfamato decine di famiglie, anche durante i periodi più bui del nostro Paese. Ricordi svaniti in parte nel tempo, ma che i vecchi del luogo ogni tanto raccontano ancora. Ricordi che affiorano, quasi dal nulla, quando in estate si coglie qualche mora dagli enormi tronchi dei gelsi. Ricordi dei muggiti di fatica dei buoi da tiro, chesembra possano ancora scaturire dai denti degli antichi erpici o dalla ruggine del vecchio aratro. Ricordi degli uomini, della pesantezza delle giornate passate tra i campi, soggiogati dal ripetitivo sforzo nell’usa la zappa, la vanga, la falce. Ricordi che oggi si possono anche assaporare, in un bicchiere di birra.